Neuroarchitettura: la perfetta simbiosi con la casa

GT/ AMBIENTI, COLORI, DESIGN, DESIGNS FURNITURES, ERGONOMIA, I SEGNI DI POLLIONE, SINESTESIA

Ti ho già parlato nei precedenti articoli, dell’importanza che hanno nella nostra vita la presenza di ambienti nei quali l’uso del colore può influire in diversi modi sulla nostra vita e sul nostro benessere e di come, in questa particolare fase, siamo messi a dura prova proprio all’interno di quel guscio protettivo che dovrebbe invece farci stare meglio: la casa

Restando in argomento di benessere, comfort e spazi emotivamente connessi con noi, qui puoi scaricare la mia guida:
“Le 5 Domande fondamentali per realizzare la casa dei tuoi sogni”

Una recentissima disciplina che, tra gli altri approcci più o meno scientifici, contribuisce a scandagliare ragioni, cause ed effetti che gli ambienti hanno sulla nostra psiche, è sicuramente la neuroarchitettura. Si tratta di una disciplina molto giovane, nata dalla collaborazione tra neuroscienziati e architetti e che investe il mondo dell’architettura e del design; un nuovo campo d’indagine scientifica che ha lo scopo di scoprire la relazione alla base tra gli ambienti (e gli oggetti) e la loro capacità d’influire sul nostro stato d’animo e quindi sul nostro comportamento (nello specifico modificando la chimica di alcune particolari aree del cervello). Considerando che la quasi totalità della nostra vita viene vissuta in luoghi chiusi, diviene fondamentale capire come poter migliorare gli ambienti che viviamo poiché essi avranno un’influenza determinante sui livelli di stress, creatività, concentrazione e felicità. Non è un caso che in base agli ambienti in cui ci troviamo abbiamo una diversa risposta emotiva e comportamentale, e ciò non è legato solo ai colori (come ti ho illustrato negli scorsi articoli) ma da molti altri fattori come ad esempio: luminosità ambientale, grado di pulizia e di ordine, ecc.; il cervello, soprattutto quando si trova immerso in un nuovo ambiente, invia continui feedback di quello che ci circonda adattando continuamente la nostra reazione. 

Per intenderci la luce (principale stimolo) con altri fattori (quali: la pressione sanguigna, la digestione, la temperatura corporea) sono in grado d’influire direttamente sul nostro ciclo circadiano e quindi sulla nostra capacità di essere più o meno “in fase” col mondo esterno. Questo continuo flusso d’informazioni (sia in entrata – relativamente ai dati che acquisiamo entrando in un qualsiasi ambiente – che in uscita – determinando la nostra reazione/decisione) crea, a livello neuronale, delle mappe mentali che costituiranno , la base sulla quale si strutturerà il nostro ”sentire” o, per meglio dire, la nostra risposta emotiva agli ambienti. In altri termini la neuroarchitettura per mezzo di indagini scientifiche riesce a stabilire, misurare e valutare, la qualità delle nostre reazioni a vari stimoli percettivi, spaziali ed emotivi (come, ad esempio, l’essere in presenza di: spazi bui o ben illuminati; ambienti con le pareti di un particolare colore o semplicemente bianche; spigoli al posto di superfici con forme curvilinee; piante e fiori piuttosto che della loro totale assenza; soffitti alti invece di bassi; stanze di pianta quadrata rettangolare o circolare).

Il successo di un luogo, realizzato anche secondo questi principi, sarà decretato oltre che dal valore estetico e funzionale, anche dal potere rigenerante che avrà su di noi. La neuroarchitettura, sebbene molto giovane, è una disciplina che ha importanti ricadute soprattutto a livello sociale, come testimoniano ad esempio i moderni ospedali o scuole progettati seguendo i suoi dettami. È indubbio che ogni persona risponda in modo molto personale agli stimoli (in funzione della sua cultura, delle sue esperienze, dell’educazione e del suo genere) ma è possibile ravvisare una modalità condivisa di reazione a certe sollecitazioni che le neuroscienze e l’architettura stanno codificando al fine di restituire ambienti in grado d’infondere benessere, sicurezza e comfort ai propri abitanti. Non parliamo solo di grandi progetti ma questo approccio viene adottato anche nella realizzazione d’interni (personalmente lavoro secondo questi principi sin dai tempi della mia tesi di laurea) e le scelte del progettista coinvolgono non solo l’aspetto distributivo o estetico e funzionale degli ambienti ma anche esperienziale ed emotivo.

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