Cosa ti serve per realizzare il miglior “smart working”

GT/ AMBIENTI, COLORI, DESIGN, DESIGNS FURNITURES, ERGONOMIA, I SEGNI DI POLLIONE, SINESTESIA

Ho già affrontato in precedenza il tema del lavoro da remoto, legato alla casa, ma sento la necessità di approfondire ulteriormente l’argomento per chiarire alcuni aspetti. Ho la ferma convinzione, da qui in avanti, che questa tipologia di lavoro si radicherà tra le nostre abitudini molto più di quello che immaginiamo (i dati stimano, infatti, che la produttività dei lavoratori che utilizzano questa modalità, è aumentata di oltre il 40% e di pari passo sono aumentate: flessibilità, autonomia, soddisfazione e appagamento per il tempo passato accanto ai propri cari). L’art. 18 della L. 81/2017 definisce il lavoro agile come una “modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo d’incrementarne la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”; ed è proprio sull’aspetto della “conciliazione”, tra le attività da dedicare al lavoro e a quelle da riservare alla nostra vita privata, che voglio porre l’accento.

Spesso, in buonafede, nel tentativo di attrezzare l’area di lavoro, si utilizzano tutti quegli escamotage, più o meno inconsapevoli, per “adattare” lo spazio che però finisce per diventare un incubo perché abbiamo sfruttato l’angolo sbagliato della stanza (magari perché non abbiamo pensato alla corretta illuminazione o valutato l’ergonomia della postazione della sua interezza o non abbiamo inserito una “nota verde”). Un approccio sbagliato (o una progettazione poco attenta), che non tiene conto della nostra “connessione” e del nostro “sentire” la casa, ci impedirà di svolgere al meglio la nostra attività e, allo stesso tempo, di poter godere appieno sia della vita familiare che della nostra dimora (quale formidabile catalizzatore di benessere).

Smart-working, benessere, comfort e spazi emotivamente connessi sono elementi imprescindibili che spiego nella mia guida che puoi scaricare qui:
“Le 5 Domande fondamentali per realizzare la casa dei tuoi sogni”

Prima però di affrontare il tema nella sua interezza faccio una piccola nota di chiarezza: sebbene in Italia per smart-working si intenda un’attività lavorativa svolta soprattutto a casa (meglio definibile come home working), e comunque da remoto (con l’ausilio di dispositivi tecnologici), in realtà all’estero (dove tale definizione è stata coniata), si intende tutt’altro: una pianificazione ben organizzata di postazioni “non assegnate” che possono ospitare un qualsiasi dipendente dell’azienda (anche di stanza temporanea presso altre sedi) e/o per un periodo limitato di tempo in ufficio (da questo il termine “smart” nel senso di lavoro “intelligente” o agile). Detto questo, alla stessa stregua di un qualunque prodotto importato dall’estero, anche la definizione di smart-working ha subito nel Belpaese una diversa reinterpretazione. Una “variante” che conserva dei punti fissi che si esprimono attraverso la ricerca di: 

  • uno spazio adeguato;
  • una postazione ergonomica;
  • una corretta illuminazione;
  • una zona tranquilla e salubre;
  • un ambiente in grado di favorire la concentrazione (e privacy all’occorrenza).

Una modalità di lavoro con uno sviluppo che ha registrato il suo acme in concomitanza col periodo più complicato della pandemia ma che, col tempo, è destinata ad assestarsi su valori meno importanti anche se significativi. Un’indagine dell’Osservatorio del Politecnico di Milano ha rilevato che, superato questo periodo d’emergenza, più del 90% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere il proprio lavoro da remoto, soprattutto nella PA. Inoltre viene segnalato che circa il 60% vorrebbe svolgere la propria attività lavorativa in modalità ibrida (bilanciando attività in presenza e da remoto).

Tali premesse costringeranno, giocoforza, a ripensare sia al modello organizzativo azienda-lavoratore (autonomia, raggiungimento di risultati/obiettivi, flessibilità, diritto alla disconnessione) che all’ecosistema dell’ambiente che ospita il lavoratore durante la sua attività (benessere, ergonomia, comfort, privacy, concentrazione, digital detox). Aspetti che ho affrontato, qualche mese fa, progettando e realizzando un nuovo spazio per smart-working a casa di una cliente. La richiesta è stata di disporre sia di una zona giorno flessibile e attrezzata (per delle riunioni in videocall), che di uno studiolo dove svolgere lavoro da remoto in piena tranquillità e concentrazione, nonostante l’animazione del resto dell’appartamento. In piena armonia, bilanciando necessità, ergonomie e spazi a disposizione, siamo riusciti a raggiungere un ottimo risultato in termini di comfort, funzionalità ed estetica e se, come in questo caso, si dispone anche di un piccolo balcone è possibile sfruttare questa occasione per staccare e aprirsi all’esterno.

L’importante è saper individuare le proprie necessità e riuscire a comunicarle con chiarezza in un dialogo continuo tra cliente e professionista, il quale riesce a mettere a fuoco le reali esigenze, conciliando il tutto (non servono grandi budget) per realizzare i tuoi desideri.

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